I Comuni nel Medioevo: storia e riassunto

I Comuni nel Medioevo: storia e riassunto

Storia e riassunto su cos’erano i comuni nel Medioevo, sulla loro nascita e i loro problemi.

I Comuni medievali erano una forma di autogoverno che alcune città europee adottarono dopo l’anno Mille. Fino a quel tempo, le città erano soggette al potere di un re o dell’imperatore. Con il tempo il re venne rappresentata dai vescovi che governarono con l’aiuto di famiglie nobili legate a loro da vincoli di vassallaggio.

Origine e diffusione dei Comuni medievali

Quando la situazione economica migliorò, l’influenza di mercanti, banchieri e professionisti accrebbe la ricchezza delle città e chiesero di avere una parte attiva alla vita pubblica; pertanto, i vescovi glielo concessero.

Con il tempo, questi gruppi guadagnarono una certa autonomia: fecero dei giuramenti (chiamati patti giurati) per prendere insieme le decisioni e si resero indipendenti dal controllo dei vescovi. Fu così che nacque il Comune.

I Comuni riuscirono a prendere piena autonomia solo nell’Italia settentrionale (anche se erano presenti in Francia, Germania e altri paesi europei); si impegnarono anche a strappare i territori circostanti dalle mani dei conti e dei signori. Questi ultimi, dopo essere stati sconfitti, furono obbligati a vivere nelle città, in modo da tenerli sotto controllo.

Nell’Italia meridionale il Regno normanno di Sicilia impedì l’affermarsi dell’autonomia di grandi città come Napoli, Amalfi e Sorrentino, nonostante avessero le potenzialità.

Gli scontri tra i Comuni e la nascita delle signorie

Nel Medioevo questo nuovo tipo di governo non fu senza problemi.

Innanzitutto, l’assemblea cittadina (chiamata arengo, parlamento o concione) eleggeva periodicamente i consoli, a cui veniva affidato un incarico preciso. Il problema era che diversi di loro appartenevano a famiglie rivali tra loro che non esitavano a farsi guerra; altri appoggiavano una fazione politica a discapito delle altre. Per risolvere il problema i consoli furono sostituiti da un magistrato, il podestà, privo di legami con gli abitanti della città. I conflitti tra le fazioni, però, continuarono.

In seguito, nuovi gruppi di cittadini (chiamati a quel tempo “popolari”) fecero sempre più pressioni per essere ammessi al governo di alcune città; corporazioni e associazioni popolari si allearono con la piccola nobiltà. Si formarono così i “Comuni paralleli” con il proprio capo, il capitano del popolo, i propri organi di governo e che si affiancavano a quelli ufficiali.

Infine, a motivo del desiderio di espandere i propri territori, le città si trovarono a farsi guerra tra loro. Per tutti questi motivi, verso la fine del Duecento, le città diedero grande potere a un singolo signore ritenuto capace di gestire questi conflitti. Nacque la signoria cittadina e le prime città a sperimentarla furono Milano, Ferrara e Verona.

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