I terremoti

I terremoti

I terremoti, chiamati anche fenomeni sismici, sono delle improvvise e rapide vibrazioni del terreno di varia intensità: possono essere molto deboli e percettibili soltanto da strumenti appositi oppure talmente forti da potere fare danni a persone o cose. Per questo motivo, soprattutto agli inizi del Novecento, vengono studiati in modo da potere prevedere i possibili danni e creare dei piani di prevenzione e di evacuazione.

I terremoti più diffusi sono quelli dovuti allo spostamento di grosse porzioni crosta terrestre, oceanica o che comprende entrambe le quali formano la litosfera del nostro pianeta. In questo caso vengono chiamati tettonici.

Altri tipi di fenomeni sismici sono dovuti all’attività dei vulcani: quando il magma tende a risalire per uscire in superficie, nel caso sia molto denso può provocare delle esplosioni le quali causano le vibrazioni. Questi terremoti vengono definiti vulcanici. Ma ci sono anche quelli di crollo, dovuti al cedimento di cavità o caverne sotterranee.

Perché avvengono i terremoti

Come tutti gli altri corpi rigidi, anche le rocce sono soggette a delle forze di sollecitazione oltre il quale c’è un limite di rottura. Le rocce tendono a trasmettere le forze subite alle altre fino ad arrivare in superficie; nel frattempo, ciascuna particella della roccia si allontana dalla sua posizione di equilibrio per poi ritornarvi quando la sollecitazione è finita.

Vedi anche: La forza elastica

Nel caso in cui viene superato il limite di rottura, le rocce si rompono improvvisamente e velocemente nei punti in cui sono più deboli e liberano tutta l’energia accumulata e le vibrazioni delle rocce si diffondono in tutte le direzioni dando origine alle onde sismiche mentre i piani di rottura vengono chiamati faglie.

Le onde diffuse sulla zona interessata dal fenomeno sismico sono di diverso tipo e vengono nominate a seconda del tipo e dell’importanza. Alcune partono dal punto in cui avviene il terremoto vero e proprio, nelle profondità della terra, che viene chiamato ipocentro. Altre si dilatano dal punto della superficie perpendicolare al quello in profondità e che viene chiamato epicentro.

Le onde profonde si distinguono in onde P (primarie) e onde S (secondarie). Le prime comprimono e dilatano le rocce, agendo sulla loro lunghezza, proprio come quando schiacciamo e lasciamo una molla. Le altre onde sono più lente ma agiscono come se tagliassero le rocce, agendo in direzione trasversale. Entrambe le onde, se molto potenti, possono fratturare le rocce.

Le onde superficiali si distinguono in onde di Love, che hanno direzione orizzontale e danno origine a movimenti ondulatori del terreno, e onde di Raylegh, che originano movimenti sussultori. Entrambe le onde diventano più deboli man mano che si allontanano dall’epicentro.

Intervento dopo un terremoto

Misura e forza dei fenomeni sismici

Per misurare l’intensità di un terremoto ci si avvale di uno strumento chiamato sismografo, dotato di una massa sospesa avente un pennino per lasciare una traccia su un rullo girevole che nel momento di un terremoto vibra con il terreno rendendo la traccia non più rettilinea allo scopo di tracciare il momento di inizio, di fine e la forza del fenomeno sismico. Per avere dei dati attendibili e per determinare il punto di origine del terremoto, ciascuna stazione sismica è dotata di almeno tre sismografi e si applicano le regole della geometria per fare i calcoli necessari.

Anche per misurare la forza dei terremoti ci si avvale di una misura campione, in questo caso l’ampiezza delle onde causate da un terremoto usato come rifermento. La grandezza fisica di questa forza viene chiamata magnitudo.

Esistono due scale di misura per i fenomeni sismici, spesso usati assieme per capire l’effetto distruttivo prodotto davvero da un terremoto. La scala Mercalli si bassa sui danni e sulle reazioni delle persone subite dal sisma mentre la scala Richter si basa sul magnitudo, sull’energia liberata effettivamente dal terremoto. Le due scale vengono utilizzate assieme perché terremoti dello stesso magnitudo possono causare danni diversi a seconda del terreno, dal modo in cui sono costruiti gli edifici, la densità degli abitanti e dalla profondità dell’ipocentro. Alcuni fattori non possono essere controllati, ma si può fare attenzione sugli aspetti che si possono migliorare per prevenire danni quando avverranno successivi terremoti.

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