I successori di Maometto | L’espansione islamica

I successori di Maometto | L’espansione islamica

I successori di Maometto (chiamati califfi), sono coloro che dovevano succedergli alla guida politica e religiosa dell’Islam. Inoltre, dopo la sua morte, questi cominciarono un’opera di espansione che col tempo avrebbe creato un grande impero islamico.

I conflitti della successione di Maometto

Maometto morì nel 632, senza aver dato indicato il suo successore. Per questo si formarono tre partiti. Il primo a succedere a Maometto fu suo suocero Abu Bakr (632-634), che fu anche suo seguace, seguito da Omar (634-644) e Othman (644-656). Questi furono sostenuti dal partito dei compagni, che sostenevano che il califfo dovesse essere eletto tra i primi seguaci di Maometto.

Il partito dei legittimisti, i quali ritenevano che la successione dovesse essere ereditaria, uccisero Othman e proclamarono califfo Alì (656-661), genero e marito della figlia prediletta di Maometto.

Questo portò ad una guerra che si concluse con la nomina di Mu’awija (661-680). Quest’ultimo era della dinastia degli Omayyadi, i potenti della Mecca, che pretendevano per sè il diritto di successione. La sua dinastia regnerà sull’Islam fino al 750, e dopo formeranno una corrente religiosa autonoma sempre di fede musulmana, gli sciiti.

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I Successori di Maometto durante l’espansione islamica

L’espansione dei musulmani

L’espansione islamica avvenne rapidamente dopo la morte di Maometto, sotto il califfato di Omar: vennero conquistati l’Egitto, la Mesopotamia, la Siria e la Palestina.

Poi, sotto la guida di al-Malik (685-705), gli Arabi conquistarono l’Africa settentrionale e si imposero sui Bizantini e sulle popolazioni locali.

Oltre all’entusiasmo religioso, che spinsero gli Arabi a fare guerra a quelli che consideravano infedeli, il successo e la rapidità delle loro conquiste fu dovute anche alla debolezza degli avversari, come l’impero bizantino e persiano, che non stavano attraversando un buon periodo, e alla politica di tolleranza dei musulmani. Essi, infatti, permettevano agli altri popoli di mantenere la loro cultura, legge e religione. Le popolazioni locali, quindi, consideravano il loro dominio meno opprimente di quello bizantino e si arresero facilmente o volentieri.

I territori occupati vennero affidati ad un governatore, l’emiro, che di solito faceva gestire l’amministrazione a persone del posto.

L’espansione continuò fino ad ad attaccare l’impero bizantino e Costantinopoli e ad arrivare fino in India e Asia centrale. Gli Arabi cercarono anche di conquistare la Sicilia e la Spagna. Ma verso la metà dell’VIII secolo la contemporanea reazione dei Bizantini, dei Franchi e dei Cinesi cominciò a ostacolare e ridurre il loro dominio.

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