Umanesimo – letteratura: Origini e scrittori

L’Umanesimo è una corrente di pensiero e della letteratura italiana che si affermò nel Quattrocento. Gli scrittori umanisti devono la loro eredità letteraria a Francesco Petrarca (1304 – 1374), che sotto questo aspetto fu un vero e proprio pioniere.

Francesco Petrarca visse e scrisse nel Trecento ma segna un passaggio tra la cultura medievale e quella umanistica. Da una parte continuerà ad attenersi ad alcuni ideali, come quello di un amore impossibile che durerà per tutta la vita. Dall’altra, svilupperà un suo modo di scrivere e di pensare che sarà seguito dalle generazioni future.

La ricerca dei manoscritti antichi

Molti libri dei secoli precedenti non venivano più letti. La maggior parte delle persone era analfabeta e c’era un canone da seguire per i libri letti nelle scuole. Altri libri erano ormai “sepolti” in qualche biblioteca monastica o in polverosi ripostigli. Francesco Petrarca, prima, e i suoi successori, poi, si danno ad una vera e propria caccia al libro.

Molti libri erano scritti in greco; questo portò il desiderio di studiare e riscoprire questa lingua antica; questo fu possibile a partire dal 1397, quando il bizantino Manuele Crisolora venne invitato a insegnare il greco nella Studio di Firenze. Petrarca, infatti, non fu in grado di leggerli.

Per gli umanisti, tutti gli scrittori antichi avevano la loro importanza. Inoltre, lo studio dei manoscritti portò questi nuovi studiosi a riportarli al testo originario, correggendolo dagli errori, deformazioni e interpolazioni diffuse in seguito. Il caso più emblematico e conosciuto riguarda la falsa donazione di Costantino, di cui parlò Lorenzo Valla (1407 – 1457).

Questa materia prenderà un nome: filologia (in greco, alla lettera si traduce: “amico (phileo) della parola (logos)”, scienza che cerca di restaurare i testi confrontando le varie versioni disponibili e capirne il significato alla luce delle conoscenze linguistiche e storiche.

Umanesimo e letteratura: Studi dell’umanità e vita attiva

Tutto questo lavoro non è fine a se stesso. Gli umanisti sono convinti che lo studio e la storia possano insegnare e formare l’uomo. Nascono le scuole private, dove gli studenti alternano le ore di studio a quelle dedicate all’attività fisica, come passeggiate, nuoto e danza.

Loro non vedono in contrapposizione l’anima con il corpo, secondo cui la svalutazione di tutto ciò che è terreno è essenziale per elevarsi a Dio, ma ritengono entrambe le cose importanti e in equilibrio. La loro è una religione laica che li porta, per la prima volta, ad avere un atteggiamento tollerante verso le altre religioni.

Gli umanisti non approvano l’ideale monastico ma lo criticano apertamente: l’uomo non deve isolarsi ma svolgere una parte attiva nella comunità. Verrà esaltata l’importanza del matrimonio e della famiglia. Se da un lato, la tradizione ascetica predicava il disprezzo della ricchezza, gli umanisti davano importanza a saper gestire in modo saggio il denaro.

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