I vulcani

I vulcani

I vulcani sono delle spaccature della crosta terrestre da cui fuoriesce la lava, roccia che si è fusa all’interno del pianeta. Di solito si presentano come dei monti a forma di cono con una zona più bassa al centro che è direttamente collegata alla zona dove si trova il magma, la miscela di rocce fuse che uscendo dal vulcano perde parte dei gas e si trasforma in lava.

A causa dei movimenti della superficie terrestre, le rocce che si trovano in profondità subiscono forti aumenti di pressione e di temperatura che quando li fonda completamente danno origine al magma. Il magma tende poi a risalire verso qualsiasi condotto che trova: una parte si raffredda mentre scorre verso questi condotti e forma delle rocce mentre la maggior parte riesce ad arrivare in superficie. Quando questo succede per la prima volta in una zona, il magma causa una spaccatura della superficie formando l’edificio vulcanico, la parte esterna che vediamo tutti. In un vulcano già esistente la fuoriuscita di magma forma anche crateri secondari.

Tipi di vulcani ed eruzioni

Sul nostro pianeta ci sono diversi tipi di vulcani che dipendono dalla composizione chimica dei magmi che li hanno formati. Infatti, un magma non ha sempre lo stesso tipo e lo stesso numero di sostanze ma dipende da un diverso insieme di fattori tra i quali il tipo di rocce da cui derivano.

Un magma povero di silice, composto chimico formato da un atomo di silicio e due di ossigeno e indicato con la formula SiO2, origina una lava molto fluida che scorre velocemente e forma un vulcano largo e piatto, detto vulcano a scudo. Inoltre, le lave fluide quando si raffreddano diventano delle lastre lisce su cui si può camminare senza problemi.

Un magma che ha una buona percentuale di silice forma, invece, una lava più viscosa. Maggiore è la silice all’interno del magma, maggiore è la viscosità della lava. I vulcani formati da questo tipo di magma hanno i fianchi ripidi, sono formate da colate sovrapposte e vengono chiamati stratovulcani. Quando la lava raffredda forma blocchi molto spigolosi e frammentati dove è più difficile camminare.

Un magma che ha una percentuale di silice superiore al 65% viene definito acido e può solidificare quando si trova ancora all’interno del condotto vulcanico. Questo causa un’eruzione esplosiva che determina la fuoriuscita di frammenti rocciosi di varie dimensioni.

Vedi anche: Le rocce ignee

I vulcani possono anche essere classificati secondo il tipo di eruzioni che avvengono al loro interno. Inoltre, alcune eruzioni sono caratteristiche di determinate zone.

In Islanda, ad esempio, il magma è così fluido da non permettere la formazione di un edificio vulcanico. La lava erutta direttamente da lunghi strati del terreno e forma lunghe tavolate di stati chiamati plateaux. Questo tipo di eruzioni sono definite di tipo islandese.

Nelle isole Hawaii, la lava tende a coprire tutta la zona centrale del cono vulcanico per poi fuoriuscire e scendere rapidamente per i fianchi del vulcano che ha la forma a scudo. Queste sono definite eruzioni di tipo hawaiano.

In Italia, le eruzioni avvengono generalmente di tipo stromboliano dove eruzioni più tranquille vengono alternate ad eruzioni più esplosive con fuoriuscita di frammenti. Questo tipo di eruzioni sono molto persistenti e interessano i vulcani Stromboli, da cui deriva il nome, e l’Etna.

Le successive eruzioni sono più pericolose e derivano dal fatto che i magmi sono più ricchi di silice. Inoltre, alcune di queste eruzioni sono passate alla storia e sono ricordate per avere distrutto delle città.

La prima è quella di tipo vulcaniano ed è caratterizzata dal fatto che il magma solidifica nel cratere e forma un tappo che intrappola i gas all’interno. Quando il vulcano erutta, il tappo viene spinto in maniera violenta all’esterno e viene frantumato in scorie e bombe che cadono al suolo nel raggio di diversi chilometri. Questo è avvenuto nel Vesuvio.

L’altro tipo di eruzione viene chiamato di tipo pelèeiano. In questo caso il tappo avviene all’interno del condotto principale, causando un’esplosione al suo interno e un’apertura del fianco del vulcano chiamato caldera. Questo è avvenuto alle città di Pompei e di Ercolano nel 79 d.C, quando una nube ardente derivante da questo tipo di eruzioni ha fatto cadere uno spesso strato di cenere che causò la morte dei loro abitanti e il seppellimento delle due città.

/ 5
Grazie per aver votato!