Jacopo Sannazaro nacque a Napoli il 28 luglio 1458, in una famiglia nobile di origine lombarda. Trascorse la sua infanzia tra la città e la campagna, dove entrò in contatto con la natura e la cultura pastorale che influenzeranno la sua produzione letteraria. Studiò latino, greco e letteratura volgare presso lo Studium di Napoli, dove fu allievo di Giuniano Maio e Lucio Crasso. Entrò inoltre a far parte dell’Accademia Pontaniana, il principale centro di studi umanistici del Regno di Napoli, diretto da Giovanni Pontano, che lo introdusse alla corte aragonese.
Sannazaro fu al servizio di Alfonso, duca di Calabria, dal 1481 al 1494, seguendolo nelle sue imprese militari e diplomatiche. Nel 1496 passò al servizio di Federico d’Aragona, figlio di Alfonso e re di Napoli dal 1496 al 1501. Federico gli donò una splendida villa sul mare, chiamata Mergellina, che divenne il luogo prediletto dal poeta per scrivere e ricevere gli amici. Tuttavia, nel 1501, i francesi occuparono Napoli e Sannazaro dovette seguire Federico nell’esilio in Francia. Ritornò a Napoli nel 1505, dopo la restaurazione aragonese, e visse nella sua villa fino alla morte, avvenuta il 6 agosto 1530.
Sannazaro è stato un autore prolifico e versatile, che scrisse opere in latino e in volgare, spaziando tra diversi generi letterari: lirica, epica, elegia, bucolica, teatro. La sua opera più famosa è l’Arcadia, un prosimetro (cioè un’opera mista di prosa e versi) di ambientazione pastorale, pubblicata nel 1504. L’Arcadia narra le vicende amorose del pastore Sincero (alter ego dell’autore) e della ninfa Amaranta, inserite in un quadro idilliaco e idealizzato della vita campestre. L’opera ebbe una grande fortuna in Europa e diede origine al genere del romanzo pastorale.
Tra le altre opere in volgare di Sannazaro si ricordano le Rime (1530), una raccolta di sonetti e canzoni ispirati alla poetica petrarchista e dedicati alla sua amata Cassandra Marchese; le Farse (1480-1490), brevi commedie in dialetto napoletano; il De partu Virginis (1526), un poema sacro in terza rima sulla nascita di Gesù.
Sannazaro fu anche un eccellente poeta latino, che imitò con maestria i modelli classici di Virgilio, Ovidio e Catullo. Tra le sue opere latine si distinguono le Elegiae piscatoriae (1486-1492), elegie ambientate sul litorale napoletano; le Eclogae piscatoriae (1492-1525), ecloghe in cui i pastori sono sostituiti da pescatori; il De morte Christi (1527), un poema epico sulla passione di Cristo.
Jacopo Sannazaro fu un poeta e un umanista di grande cultura e raffinatezza, che seppe coniugare l’eredità classica con la sensibilità moderna. La sua opera influenzò numerosi scrittori successivi, tra cui Torquato Tasso, William Shakespeare e Miguel de Cervantes.
