La lotta per le investiture

La lotta per le investiture

Cos’è la lotta per le investiture e perché fu un argomento così acceso durante il Medioevo?

Tutto ha inizio quando nacque il Sacro Romano Impero Germanico ad opera di Ottone I di Sassonia, che regnò dal 936 al 973. Lui introdusse diversi cambiamenti che portarono nei decenni successivi ad un acceso scontro con la Chiesa.

Ottone introdusse i vescovi-conti, vescovi a cui affidava i suoi feudi in modo che alla loro morte non ci fosse nessuno a rivendicarne l’eredità. Fece, inoltre, redigere un documento chiamato Privilegio di Ottone (Privilegium Othonis) dove veniva stabilito che l’imperatore doveva essere d’accordo nella consacrazione di un papa e che quest’ultimo doveva giurargli fedeltà e non consacrare nessuno come imperatore se non fosse stato di stirpe germanica. Venne anche riconosciuto dall’impero bizantino facendo sposare suo figlio Ottone II con la principessa Teofano.

Il nipote Ottone III (983-1002) cercò di creare uno Stato dove l’imperatore e il papa governassero assieme e fece eleggere come papa il suo istitutore Gerberto di Aurillac, con il nome di Silvestro II. Ma sia la nobiltà romana che quella tedesca si opposero al progetto e non fu possibile attuarlo.

Le cose rimasero così fino a quando un monaco di nome Ildebrando di Soana, convinse papa Nicolo II a dichiarare decaduto il Privilegio di Ottone. Da quel momento il papa sarebbe stato eletto dai cardinali, i vescovi delle più antiche chiese di Roma e delle città vicine. Nel 1073 Ildebrando venne eletto papa con il nome di Gregorio VII (1015 – 1085).

Nel 1075 Gregorio VII emanò il Dictatus papae, dove affermava che l’autorità del pontefice era superiore a qualsiasi altra e che poteva scomunicare l’imperatore.

A quel tempo, l’imperatore era Enrico IV (1056-1106). Quando venne fatto decadere il Privilegio di Ottone era ancora minorenne ma una volta cresciuto, nel 1076, depose il papa e gli inviò anche una lettera con cui si esprimeva senza mezzi termini. Enrico IV venne scomunicato.

La lotta per le investiture riguardava la legittimità dei vescovi-conti. Secondo Gregorio spettava al papa investire un vescovo mentre Enrico IV riteneva che fosse l’imperatore ad avere il diritto di nominare i conti.

La scomunica causò gravi danni a Enrico, in quanto diversi nobili approfittarono della situazione per ribellarsi a lui. A questo punto, l’imperatore riuscì a convincere Gregorio VII a toglierli la scomunica anche se questi lo fece stare per tre giorni fuori con la neve, con la veste di penitente. Ma una volta riottenuta la legittimità, Enrico IV sconfisse quei nobili e sostituì Gregorio VII con Clemente III.

Lo scontro continuò. Gregorio VII si era rifugiato a Castel Sant’Angelo e l’imperatore la cinse d’assedio. A favore del papa intervennero i Normanni, guidati da Roberto il Guiscardo approfittarono della situazione e saccheggiarono la città. Gregorio dovette fuggire e rifugiarsi presso i Normanni a Salerno, dove morì nel 1085.

La lotta per le investiture non si era affatto conclusa: il nuovo imperatore Enrico V si trovò a dovere negoziare con papa Pasquale II. Fecero un accordo, il Concordato di Sutri, nel 1111 dove l’imperatore avrebbe rinunciato alle investiture ma i vescovi dovevano restituirgli tutti i privilegi ottenuti. L’accordo suscitò le proteste di quei vescovi e si arrivò ad un nulla di fatto.

Nel 1122 Enrico V stipulò il Concordato di Worms con papa Callisto II. Si era stabilito che la nomina dei vescovi spettava al papa e che tra questi l’imperatore poteva sceglierne alcuni per dargli incarichi politici. Lo lotta per le investiture arrivò quindi al termine.