La storia della letteratura italiana nel Medioevo

La storia della letteratura italiana inizia nel Medioevo, specialmente nel Duecento e nel Trecento. In quel periodo i libri non erano molto diffusi, venivano scritti in una lingua che la maggior parte delle persone non comprendevano più e la maggior parte delle persone era analfabeta. Com’è quindi che tutto questo cambiò?

La lingua nel Medioevo

La lingua usata per secoli fu il latino. Nel Duecento soltanto il clero lo usava ancora sia nella liturgia che nei propri scritti. Questi trattavano principalmente di temi teologici o filosofici.

Nella popolazione, invece, la lingua cominciò a cambiare in numerosissime parlate locali, in tutta la penisola, chiamate “volgari” (dal latino vulgus, popolo). Pertanto, il latino era diventato sconosciuto alla maggioranza della popolazione, che non sapeva per di più né leggere né scrivere.

Le cose cambiano dopo l’anno Mille quando la situazione comincia migliorare. Per motivi economici, politiche e sociali le persone iniziano ad avere la necessità di scrivere per fare contratti, testimonianze giuridiche e atti legali.

Agli inizi del Duecento, si inizia a sperimentare la scrittura per un uso letterario con la scuola siciliana e i primi testi poetici in volgare siciliano, umbro e toscano

I libri

A motivo della loro rarità, i libri erano opere artigianali; la stampa non esisteva e i testi venivano scritti o ricopiati a mano e disponibili solo nei monasteri. Dato che la maggior parte della popolazione non sapeva leggere, non era necessario fare tante copie.

Spesso i libri venivano letti pubblicamente ad alta voce e molti venivano a conoscenza della storia e della cultura passata tramite affreschi o comunicazione orale. Le persone venivano anche intrattenute da giullari con storie, danze, acrobazie e giochi.

 Con l’avvento delle scuole laiche, come quella siciliana, i testi vengono copiate e vendute agli studenti nelle prime botteghe di editori.

I lettori

All’inizio, proprio per i motivi indicati sopra, erano pochi i lettori. Gli scritti ecclesiastici venivano letti da altri ecclesiastici o da chi stava per diveltarlo.

Quando la lingua volgare iniziò a essere scritta, ciascuna corte iniziò ad avere dei poeti per aumentare la propria fame e prestigio; pertanto questi scrittori si dedicavano a una cerchia ristretta di aristocratici.

Fu solo nei secoli XIII e XIV che, a motivo dei cambiamenti politici e dall’avvento di scuole laiche e di università nelle città comunali, il pubblico divenne più ampio.

Vedi anche: Come si mantenevano gli scrittori nel Medioevo?