La teoria tettonica delle placche

La teoria tettonica delle placche

La teoria tettonica delle placche è una descrizione della formazione e dei movimenti della superficie della Terra, secondo cui la litosfera è divisa in blocchi rigidi che si muovono continuamente, causando la formazione degli oceani, delle montagne, in tempi molto lunghi, e dei terremoti.

Questa teoria venne stabilita dopo decenni di studi fatti per capire la dinamica e l’interno del pianeta Terra, racchiudendo, riassumendo e aggiornando le teorie precedenti.

Si è potuto studiare l’interno della Terra soltanto quando si è stati in grado di rilevare l’intensità dei terremoti mediante uno strumento chiamato sismografo, che traccia su un rullo la propagazione delle onde sismiche che si propagano a seguito di un terremoto su tutte le rocce che incontrano. Il cambiamento brusco di velocità e l’annullamento di onde che non possono attraversare i fluidi hanno fatto capire che esiste una zona tra il nucleo della Terra e la litosfera che è fluida.

Tra il 1910 e il 1929, lo studioso Alfred Wegener, notando che i continenti attuali hanno un profilo tale da sembrare dei pezzi che si incastrano tra loro e che nelle zono che un tempo sono state attaccate si trova una conformazione fisica e lo stesso tipo di fossili, concluse che i continenti fossero come zattere che si spostano, a volte scontrandosi e altre volte allontanandosi tra loro formulando la teoria della deriva dei continenti. Nel 1929, il geologo Holmes tentò di spiegare il perché di questi movimenti paragonando le rocce fuse all’interno dell’astenosfera, la zona formata da rocce fluide, all’acqua di una pentola sul fuoco il cui calore genera una forza sufficiente a spostare i continenti.

Tra il 1950 e il 1970 si è stati in grado di esplorare meglio il fondo degli oceani e si è scoperto l’esistenza delle dorsali oceaniche, lunghe catene di vulcani sottomarini, che sono formate da una spaccatura centrale, chiamata rift valley, e da pareti che si trovano ai suoi lati e che sovrastano il fondo pianeggiante dell’oceano. L’eruzione di questi vulcani sottomarini è diversa da quella dei vulcani dei continenti: il magma che fuoriesce, a contatto con la temperatura fredda dell’acqua, solidifica velocemente formando nuova crosta.

Da questi studi, il geologo Harry Hess formulò la teoria dell’espansione dei fondi oceanici, e concluse che le correnti dell’astenosfera che causa il movimento dei continenti risalgono in punti particolari della crosta oceanica e generano le dorsali oceaniche. Quando il magma forma la nuova crosta spinge quella vecchia che si allontana dalla dorsale e allarga l’oceano. Inoltre, ci sono zone dove la vecchia crosta viene riassorbita per essere ritrasformata in magma in zone chiamate fosse oceaniche.

Spiegazione della teoria tettonica delle placche

Tutto questo ha portato alla formulazione della teoria tettonica delle placche, in base al quale non sono soltanto i continenti a spostarsi ma blocchi interi della litosfera che possono essere formati dalla crosta continentale e da quella oceanica con cui è collegata, oppure formati soltanto da uno di questi tipi di crosta. Questi blocchi vengono chiamate placche litosferiche e i movimenti che avvengono tra loro determinano i fenomeni sismici e vulcanici.

I confini tra le varie placche vengono chiamati margini e sono identificati dall’elevata concentrazione di vulcani e terremoti. Lontano da questi confini non ci sono vulcani, eruzioni e nemmeno terremoti. Questi margini possono essere divergenti se si trovano all’interno della rift valley e allontanano le due placche perché formano continuamente nuova crosta, convergenti quando si trovano nei punti dove le placche si scontrano e la vecchia crosta viene riassorbita, o di scivolamento quando i confini scorrono lateralmente l’uno accanto all’altro, generando terremoti molto violenti.

Anche nelle zone in prossimità delle fosse oceaniche avvengono terremoti dovuto ai margini convergenti. Inoltre, quando la vecchia crosta viene riassorbita e le rocce di cui è formata fondono il nuovo magma tende a risalire in superficie causando una nuova eruzione o la formazione, nel lungo periodo, di nuove isole vulcaniche.

Invece, se due placche convergenti sono formate da crosta continentale della stessa composizione e densità, i loro margini scontrandosi si saldano e la crosta si deforma fino a formare una catena montuosa, come nel caso delle Alpi e della catena dell’Himalaya.

La teoria tettonica delle placche ci ha permesso di capire come si sono separati i continenti e come si sono formati gli oceani che li separano. Prima di tutto, quando il magma dell’astenosfera riesce a risalire all’interno di una placca sotto la crosta terrestre, genera un punto caldo dove avviene la formazione della rift valley continentale. Se il magma continua a risalire nel corso del tempo la rift valley si allarga e abbassa sotto il livello del mare, viene progressivamente invasa dall’acqua fino a formare un mare lungo e stretto. Se questi movimenti di apertura durano per migliaia o milioni di anni e il magma continua a risalire la rift valley si trasforma in dorsale oceanica e il mare diventa un oceano.

E’ interessante notare che le coste dei continenti che si trovano lontano da una dorsale sono meno interessate ai fenomeni sismici e vulcanici come quelle americane e africane che si trovano ai lati dell’Oceano Atlantico.

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