L’India: storia, cultura e religione

L’India: storia, cultura e religione

La storia dell’India inizia tra il III e il II millennio a.C, quando le popolazioni dell’Indo costruiscono le loro prime due città: Mohenjo-Daro e Harappa.

Verso il 1600 a.C. furono invasi dagli Arii, popolo nomade indoeuropeo, e nel corso dei secoli sorsero diversi regni e imperi come l’Impero dei Maurya (IV-II secolo a.C.) e l’Impero dei Gupta (IV-VI secolo).

I Mongoli non poterono invadere l’India a motivo delle grandi catene montuose, ma nel XIII secolo una dinastia turca fondò il sultanato di Delhi che prosperò per circa tre secoli. Nella seconda metà del Cinquecento verrà assorbito dall’Impero Moghul, creato da Babur, pronipote di Tamerlano. Fino al Settecento, il Paese attraversò un periodo di prosperità.

A differenza della Cina, l’India non si chiuse con l’Europa.

Società e cultura dell’India

Nonostante i vari cambiamenti politici che ci sono stati nel corso del tempo, la popolazione indiana continuò per secoli a vivere in un modo sempre uguale.

Sin dai tempi degli Arii, la società indiana era divisa in caste, gruppi sociali chiusi a cui si apparteneva per nascita e per tutta la vita. Le caste erano quattro, disposte in ordine di importanza.

  • I bramini (dal sanscrito brahmana: “persona fornita di forza sacra”) a cui appartenevano i sacerdoti e gli intellettuali;
  • I guerrieri e i nobili che governavano e proteggevano gli altri uomini;
  • Gli artigiani e i contadini, legati alla produzione, al commercio e all’industria;
  • I servitori

Infine c’erano i senza casta o “intoccabili”, che erano addetti ai lavori più disprezzati e considerati impuri come il cacciatore, il macellaio e lo spazzino.

La maggior parte della popolazione viveva nei villaggi, ognuno dei quali costituiva un mondo a sé.

La religione più diffusa in India è l’induismo, che si basa sui testi sacri chiamati Veda e risalenti al II millennio a.C. Ogni fenomeno naturale e soprannaturale è legato ad una divinità. Una dottrina principale di questa religione è la reincarnazione, secondo cui alla morte l’anima di una persona rinascerà nel corpo di un altro essere vivente in base a quello che ha fatto nella vita: ognuno deve accettare totalmente il proprio destino nella società, come anche la casta, senza cercare di cambiarli, altrimenti la punizione sarà di rinascere nel corpo di un essere umano inferiore o di un animale. Ecco perché le consuetudini parlate sopra hanno durato così a lungo.

Fra il VI e V secolo a.C. si diffuse il buddismo, basato sulla figura di Siddharta Gautama, detto il Budda (“il risvegliato”) che avrebbe trovato un modo per sottrarsi a questo ciclo delle rinascite: la conoscenza della verità e la liberazione delle passioni terrene avrebbe portato all’illuminazione e alla pace interiore fino a raggiungere l’assoluto. Il buddismo scompare in India nel III secolo ma si diffonderà in Cina e in Giappone.

Dal XII secolo, con la nascita del sultanato di Delhi e dell’Impero Moghul, si diffonderà anche l’Islam.

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