Le riforme di Diocleziano

Le riforme di Diocleziano

Le riforme di Diocleziano servivano per ricompattare il suo impero: per far questo agirà a livello militare, amministrativo e fiscale.

Diocleziano fu l’imperatore romano che introdusse la tetrarchia nel suo regno. Con questa nuova forma di governo cercò di porre fine all’anarchia militare.

L’imperatore voleva essere sicuro che non ci sarebbero più state le rivolte del passato. Così attuò delle riforme militari e amministrative.

Raddoppiò il numero dei soldati del suo esercito, disponendoli lungo i confini dell’impero. Ma aumentò anche i generali facendo in modo che ogni generale avesse meno uomini e non fosse più in grado di ribellarsi all’imperatore.

A livello amministrativo, Diocleziano moltiplicò il numero delle provincie e abolì la distinzione tra province imperiali e province senatorie: voleva essere sempre lui a controllarle tramite funzionari di sua fiducia. Infine, raggruppò le provincie in dodici grandi circoscrizioni amministrative, chiamate diocesi. Questa divisione verrà usata anche dalla Chiesa Cattolica in seguito.

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Le riforme di Diocleziano fiscali ed economiche

Furono particolari le nuove le riforme che Diocleziano attuò a livello fiscale ed economico.

Ogni famiglia doveva versare le tasse in proporzione all’estensione della terra coltivata e al numero delle persone che lavoravano. In questo modo, lo Stato sapeva esattamente quanto avrebbe ricevuto.

Il calcolo, però, non teneva conto degli anni di carestia o di raccolto scarso. Le tasse potevano essere pagate in moneta, che stava perdendo valore, o con dei prodotti.

Nel 301, l’imperatore fissò il valore dei beni di prima necessità e il salario massimo dei lavoratori. Purtroppo, molte merci furono vendute al mercato nero (cioè di nascosto) ad un prezzo maggiore. Gli esattori di tasse, inoltre, ricorrevano alla violenza per ricevere più del dovuto. Questo spinse molti piccoli proprietari terreni ad offrire la loro terra a un uomo potente in cambio di protezione. Questo tipo di rapporto viene chiamato commendatio.

Poiché molti abbandonavano le campagne per andare in città, Diocleziano vietò ai contadini di lasciare i campi che coltivavano. Neppure gli artigiani e i piccoli commercianti potevano abbandonare il loro mestiere. Inoltre, i figli dovevano imparare lo stesso mestiere dei padri.

Grazie alle riforme che fece, Diocleziano riuscì a governare per ben 20 anni (i suoi predecessori morirono molto prima). Tuttavia, quelle economiche non ebbero l’effetto sperato.

La riforma religiosa

Durante l’anarchia militare, l’impero romano si trovò in una grande crisi spirituale. La principale preoccupazione delle persone non era più l’intrattenimento e le passioni ma il futuro. Gli dei tradizionali non rispondevano ai bisogni di serenità che avevano a causa di tutti i tumulti che c’erano all’epoca.

Perciò molti si avvicinarono alle religioni orientali, come il culto di Mitra e quello di Iside e Osiride.

Diocleziano volle riaffermare il culto dell’imperatore per imporre la propria autorità. A corte impose anche l’usanza orientale di inchinarsi davanti a lui.

Ma dal I secolo, si era affermata una nuova religione: il Cristianesimo. Ai tempi di Diocleziano non esisteva più un’unica forma di questa fede: c’erano almeno una cinquantina di denominazioni che si professavano cristiane e che avevano piccole o grandi differenze dottrinali. Ma tutte avevano qualcosa in comune: la struttura gerarchica e il rifiuto di adorare gli dei pagani, compreso l’imperatore.

Vedendoli come una minaccia, Diocleziano avviò una durissima persecuzione contro di loro: vennero distrutte molte chiese, edifici per il culto, bruciate pubblicamente copie della Bibbia e molti furono uccisi. Ma la nuova fede era ormai diffusa in tutto l’impero tra fedeli e simpatizzanti e la persecuzione piano piano diminuì.

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