L’età del Rinascimento

Rinascimento è il termine usato per descrivere il periodo storico-culturale che va fra il 1450 – 1600. Il nuovo movimento nasce nelle corti italiane degli Stati signorili. Il fenomeno iniziale viene chiamato Umanesimo.

Mentre nel corso del Medioevo la cultura era influenzata dalla religione, dal Trecento comincia a prendere forma una cultura laica, cioè “del popolo”, “che non fa parte del clero”. Questa cultura non disdegna la religione ma si concentra sull’uomo terreno, le sue passioni e i suoi interessi, ritenendolo superiore per dignità a qualsiasi altra creatura. Furono pochi coloro che vissero questo cambiamento ma lo considerarono importante come se per loro fosse una nuova vita. Ecco perché dall’Ottocento viene usato il termine Rinascimento.

Questo periodo inizia con gli umanisti e con il desiderio di riscoprire la cultura classica riconoscendo gli scrittori di quel tempo come maestri di vita e di pensiero e, come loro, volendo partecipare alla vita politica e culturale del proprio tempo (Vedi anche Umanesimo – letteratura: Origini e scrittori).

Sono due i cambiamenti che facilitano la diffusione della cultura: l’uso della carta, inventata dai Cinesi e introdotta in Europa dagli arabi, e l’invenzione della stampa a caratteri mobili.

Quest’ultima invenzione è attribuita all’orafo tedesco Johannes Gutenberg (1400 – 1468), permettendo di produrre moltissime copie identiche di uno stesso libro velocemente e prezzi contenuti. Il primo libro a essere stato realizzato è la Bibbia, pubblicata dallo stesso Gutenberg nel 1455. In soli 55 anni, nel 1500, verranno pubblicati in Europa 45 000 libri, aumentando le biblioteche e favorendo la cultura.

L’arte nel Rinascimento e lo sviluppo scientifico

L’importanza che viene data all’uomo si estende a ogni sua attività, dalle arti alla scienza. Nel Medioevo la pittura, la scultura e l’architettura erano considerati lavori manuali, che si imparavano in una bottega, ma non veniva data alcuna importanza artistica. Nel periodo del Rinascimento agli artisti viene richiesta anche capacità creativa e studio, proprio come chi scrive. Gli artisti firmano con orgoglio le proprie opere a differenza del passato, dove la maggior parte restavano nell’anonimato.

L’arte nelle corti rafforza il potere del signore e avere un artista è considerato segno di prestigio. Pertanto, signori e principi proteggono e finanziano artisti, letterati e studiosi, assegnando loro compiti importanti. Verranno, per questo motivo, definiti mecenati prendendo spunto da Gaio Plinio Mecenate che, ai tempi dell’imperatore romano Augusto, protesse artisti e scienziati.

Che dire della pittura? Vengono rappresentati più spesso l’uomo e i paesaggi naturali sostituiscono i fondi d’oro tipici del Duecento. Diventa di moda farsi un ritratto: gli artisti danno molta importanza a rappresentare realisticamente il soggetto e il mondo a cui appartiene. Per non parlare di dare la “giusta proporzione” delle varie parti del corpo, indice di armonia e bellezza, e la prospettiva, cioè dare l’idea di profondità, distanza e volume a ciò che si dipinge.

L’artista più famoso e conosciuto è Leonardo da Vinci (1452 – 1519) ma non è l’unico a distinguersi per l’ingegno e le capacità. Ad esempio, si deve al fiorentino Filippo Brunelleschi (1377 – 1446) i primi calcoli geometrici sulla prospettiva.

Per tutto il Medioevo si faceva riferimento alla letteratura classica per argomenti come scienza, astronomia e salute. Nel Rinascimento si ricomincia a studiare queste cose e pubblicare nuovi libri sull’argomento. Nasce l’anatomia, la scienza che studia le parti del corpo degli esseri viventi sezionandoli, a favore della medicina. Niccolò Copernico presentò una nuova teoria, secondo cui è la Terra a girare intorno al Sole mentre, fino a quel tempo, si pensava il contrario.

Ulteriori sviluppi furono il perfezionamento del calendario in vigore (chiamato da quel momento in poi calendario gregoriano) e l’installazione degli orologi meccanici sui campanili, sulle torri e sulle facciate dei palazzi che suddividevano il tempo in ore della stessa durata.

Un periodo difficile per le donne

Nonostante il grande sviluppo per la cultura, gli uomini rinascimentali non si liberano del tutto dei preconcetti e dei pregiudizi del passato, soprattutto nei confronti delle donne.

Poche di loro infatti sono istruite; perfino gli umanisti ritengono che sia inutile e dannoso che le donne imparino molte cose. Le cose si fanno particolarmente difficili quando inizia la caccia alle streghe.

Infatti, si riteneva che le donne fossero troppo deboli per resistere alle tentazioni del diavolo e il numero di quelle accusate (più di 100 000) è cinque volte superiore a quello degli uomini. La maggior parte verrà condannata a morte.